L’usanza di tutti i popoli di insediarsi lungo i corsi d’acqua trova conferma anche nel territorio di Gambolo’, dove , fin da tempi remoti , le sponde del Terdoppio e la valli del Ticino sono stati la culla dei più antichi insediamenti umani. Le prime tracce di insediamenti umani furono ritrovati lungo la sponda destra del Terdoppio, tra Gambolo’ e l’attuale Frazione Garbana , in località Dosso della Guardia risalgono al Mesolitico recente (5500 - 4500 a.C.) e all’Età del Bronzo Tardo ( sec. XIV - XIII a.C. ).
Tracce di necropoli ritrovate lungo il Dosso della Guardia e della Belcreda testimoniano che intorno alla metà del III sec. a.C., in particolare durante il periodo celtico, nel territorio di Gambolo’ sorsero numerosi villaggi e il ritrovamento di numerosi tesori monetali dimostra come gli insediamenti umani continuarono ad esistere e a progredire fino al III sec. d.C. con la crisi dell’Impero Romano. Gambolo’ viene spesso associato ad un campo romano fatto costruire, secondo la tradizione da P. Cornelio Scipione all’epoca delle prime vittorie “annibaliche“, addirittura in data prossima alla battaglia “ad Ticinum“ (218 a.C.).
Queste origini romane vengono confermate da alcune strutture conservate fino ad oggi : il “Cardo“ e li “Decumano“, il “Forum“ o piazza quasi centrale, tre delle quattro porte originarie (vedi fotografia sotto), la circonvallazione esterna ed una parte del fossato.
Con l’Alto Medioevo le fonti archeologiche vanno scomparendo in seguito all’impoverimento culturale e materiale della zona . Solo dopo questi secoli “oscuri”, grazie all’impulso dei monaci concessionari di enormi estensioni di terreno, si iniziarono i lavori di bonifica e disboscamento e si delinearono i primi nuclei abitativi. La prima citazione risale al 999 del paese, quando in un atto dell’Imperatore Ottone III si legge di un certo “Ademarus de Gambolate“ come debitore al Vescovo Leone di Vercelli, per i danni compiuti con altri partigiani di Arduino di Ivrea.
Documenti storici permettono di affermare che, tra il X e il XII secolo nel territorio di Gambolo’ vi erano numerose Chiese e in particolare due pievi: quella di San Pietro, successivamente scomparsa e quella di sant’Eusebio, rispettivamente sotto il patrocinio della Diocesi di Novara e di Pavia nate con la diffusione del cristianesimo nelle campagne del Nord Italia.
Intorno al 1099 accanto all’abitato sorge il “Castrum “, nucleo fortificato del castello, luogo di protezione per gli abitanti del villaggio e dei territori circostanti in caso di pericolo, più volte ricostruito ed ampliato nel corso dei secoli. Gli anni successivi furono segnati da un susseguirsi di lotte tra Milanesi e Pavesi per il dominio del territorio di Gambolo’. Questi ultimi, riuscirono, alla fine, ad averla vinta e, proprio sotto la Signoria dei Visconti (XIII - XIV sec.), la zona ricevette un nuovo, grande impulso. Si iniziò la costruzione del castello, si realizzarono opere di miglioramento agricolo con bonifiche e canalizzazioni e fu edificata, su terreni concessi dal Gambolo’, la cascina Sforzesca . Nel 1500 con la fine delle Signorie anche il territorio di Gambolo’ passo sotto il dominio spagnolo.
Un fatto, sicuramente rilevante per Gambolo’, avvenne il 30 gennaio 1573, con l’acquisto, dal fisco spagnolo, per 60.400 lire del Marchese Agostino Litta, del fuedo di Gambolò. La Casa del Signore di cui entrò in possesso misurava circa mq. 350 ed occupava il lato nord - ovest del castello. L’idea del Conte era quella di trasformare il castello da rocca difensiva in residenza signorile.
Una mappa catastale datata 1769, attualmente conservata presso il Palazzo Municipale , illustra abbastanza chiaramente la situazione del borgo.
Accanto al Borgo principale sono illustrati gli isolati delle Frazioni Remondò e Garbana con l’individuazione delle vie, delle piazze, delle chiese, del Castello, della Roggia e i tipi di coltivazione dei campi che si trovano all’esterno degli abitati. Il borgo settecentesco è delimitato dalle tre porte di accesso: Porta Genova, Porta Novara e Porta San Eusebio e dai canali irrigui della Roggia del Molino a est ed ovest oltre che dalla roggia di via Fosso che definivano e delimitavano una struttura difensiva estremamente compatta. L’abitato, a griglia composta, è attraversato in direzione nord - sud da quattro strade principali che non corrispondono alle attuali vie di accesso al paese.
E ‘ riconoscibile in mappa l’attuale corso Umberto che si interrompe in corrispondenza di Porta Vigevano ed inoltre ben distinguibili sono il castello, per l’estensione e la posizione decentrata rispetto all’abitato e le numerose chiese.
Nel 1700 esisteva ancora la chiesa di San Rocco situata sull’omonima piazza attuale, all’incrocio tra Via vecchia di Vigevano e Via Fosso. Successivamente fu abbattuta e il titolo passò alla Chiesa di santa Chiara lungo la Via Carrobbio che divenne l’attuale Chiesa di San Rocco. Lungo l’attuale via Fiume è riconoscibile la chiesa di San Bernardino, successivamente venduta ai privati.