Gemma Biroli
GEMMA BIROLI, nata a Novara da genitori lombardi, e` vissuta per molti anni a Milano. Tra le sue prime raccolte di versi l'indimenticabile LA NUOVA FRONDA, segnalazione di merito Premio Fusinato 1937, a cui seguirono altri volumi di inimitabile poesia, TEMPESTA SUL MARE (1948), TERRA LONTANA (1962) e OLTRE IL TEMPO (1969), un trittico lirico di ampio respiro e di calda ispirazione che le valse il riconoscimento di critici insigni e il cordiale consenso del pubblico. Nella produzione di poesia in versi si inseriscono la raccolta di prose UNO STRANO PAESE (1950) e RINTOCCHI DELLA SERA (1972) in cui il suo spirito, uscito da una estenuante lotta con il dolore, si innalza a considerazioni e contemplazioni di drammatica intensita`, sullo sfondo di due paesaggi a lei particolarmente se pur diversamente cari, quello ligure e quello della BASSA LOMBARDA, che sono come i motivi dominanti in una appassionata e dolente musica interiore. Collaboro` a quotidiani e periodici con elzeviri, liriche e saggi di critica letteraria. Coltivo` anche la pittura, a cui fu avviata giovanissima, da un valente pittore vigevanese Ambrogio Raffaele, della scuola del grande Fontanesi. Mostro` sempre un particolare gusto per i paesaggi delle terre che amava ed espose in mostre personali e collettive a Milano e in altre citta`.
Cardinal Arcangelo Bianchi Nato a Gambolo’ nel 1511 da famiglia benestante, morto a Roma nel 1580 e deposto nella Chiesa di Santa Sabina. Si avvicinò ben presto alla dottrina Domenicana e fu accolto dai Padri predicatori nel Convento di San Pietro Martire di Vigevano. Successivamente completò gli studi nel Monastero di San Domenico di Bologna dove si laureò in teologia nel 1537. Intorno al 1559 fu chiamato a reggere il Priorato di Santa Maria delle Grazie e poi commissario e responsabile dell’Inquisizione Romana fino alla nomina di Cardinale. Insieme all’amico Padre Michele Ghislieri, futuro Papa Pio V, si prodigò per fronteggiare l’avanzata della riforma luterana, diventando un punto di riferimento e confessore del Pontefice . Con la morte di Papa Pio V e la nomina a successore di Gregorio XXIII fu eletto a capo della Congregazione Romana dell’Indice. Personaggio dotato di gran personalità oltre che di grande cultura , grazie alla sua generosità e ai suoi lasciti si riuscì a far fronte alle spese per la scuola e per la condotta medica, tra le prime della comunità lomelline che trovarono sede presso la sua abitazione, sita all’incrocio tra l’attuale via Cardinal Bianchi e Via Pietro Magenta. Interessante è il suo testamento dove si legge : “....... 1580 giorno di Venerdì , 15 del mese di gennaio..... i miei eredi li gravo e voglio che siano obbligati a costruire l’ospedale, che è già stato cominciato ....... secondo le entrate che avranno dei miei beni, inoltre dovranno pagare un maestro di scuola e un medico per i poveri di Gambolo’....... “. Numerose sono anche le reliquie portate da Roma e conservate nelle Chiese gambolesi.
Beata Caterina Nai Savina
Nel silenzio religioso della Chiesa di San Pietro Martire in Vigevano, sotto un altare della navata sinistra, giace da più di quattro secoli il corpo della Beata Caterina Nai Savina da Gambolò, Terziara di S. Domenico, una delle anime più grandi del nostro territorio, esempio di vita e degna della devozione del popolo, detta per uso locale di Vigevano anche De’ Ingrami, probabilmente dal nome della famiglia che l’ebbe in cura in giovane età. Il patrimonio storico che ci tramanda la memoria della Beata Caterina non seppe dare un contorno chiaro e preciso della sua vita tale da troncare ogni controversia e da bandire ogni discussione sulle origini della nostra Beata. Se, infatti, certa è la data della sua morte, 24 Maggio 1516 in Vigevano, altrettanto incerta è la data della nascita così come la famiglia d’origine, certamente però una delle famiglie più note del nostro paese che ne conservò a lungo la memoria, i fatti e le virtù. Scrive il Vicario Gioseffo Massa che Gambolate, ora volgarmente Gambolò, antico villaggio, il quale apparteneva alla Diocesi di Novara prima che si stabilisse la Diocesi di Vigevano, fu la patria felice della B. Cattarina Nay Savina, che vivendo in carne, menò per la purità dell’anima una vita angelica. Nella seconda metà del XV secolo, fiorenti erano le vocazioni religiose tanto che, nel 1480, i Padri Domenicani del Convento di S. Pietro Martire decisero di lasciar costruire nella loro chiesa una speciale sepoltura per le Terziarie. Da questo tempo in poi, troviamo anche memoria di alcune Terziarie in un libro antico conservato nell’archivio di San Pietro Martire ed in altre scritture, dai quali si può risalire sia al nome di alcune suore, sia alla vita di alcune di esse. Si trova infatti traccia dell’aiuto dato loro da Donna Beatrice d’Avalos, moglie del Marchese Gian Galeazzo Trivulzio, la quale donò la sua casa per l’erezione del monastero e raccomandò l’opera nascente al Vicario generale, fatto Vescovo di Novara, del Cardinale Antonio Dal Monte. Sette anni dopo, per ampliare il loro monastero, le Terziarie acquistarono una casa nell’attuale Via Merula in Vigevano, un lotto di terreno dove, nei decenni e nei secoli e con l’aiuto di altre persone tra le quali Donna Agnese Riberia, figlia di Andrea, castellano di Vigevano, venne eretto il Monastero dell’Assunta che, nel 1810, dopo che l’ordine del quale anche la nostra Beata Caterina fece parte venne secolarizzato, divenne in parte l’Orfanotrofio Merula ed in parte il Teatro Colli Tibaldi (attuale Cariplo). La vocazione religiosa e l’amore verso Nostro Signore, condussero la giovane Caterina a lasciare la casa paterna per ritirarsi in convento a Vigevano. Si tramanda che sin da bambina, mandata dal padre a zappare la terra nei pressi del loro podere vicino a San Vittore da dove poteva sentire risuonare le campane della Chiesa di S. Pietro Martire, lasciasse il lavoro e si recasse a piedi, nonostante la distanza, ad ascoltare la S.ta Messa. Forse fu proprio la fama crescente del monaco domenicano proclamato Beato e morto nel 1470 ad indurla a vestire gli abiti del Terz’Ordine Domenicano, per meglio seguire i passi di quel mirabile servo del Signore. Amatissima dal popolo che la santificò ancora in vita, grazie all’esempio di sé il suo apostolato, Caterina divenne celebre anche grazie ai prodigi ed ai miracoli che le furono attribuiti dalla gente comune. Nella primavera del 1516, ella morì e venne sepolta (si dice addirittura a tarda notte, tanta era la devozione del popolo verso le sue spoglie) in un sepolcreto … vicino all’altare di S. Catterina da Siena con gran concorso e venerazione del popolo … vicino al luogo dove ancora oggi si conservano le reliquie della grande Terziaria, nella Chiesa Parrocchiale di S. Pietro Martire. L’amore e la venerazione del popolo per la defunta Caterina non si fermarono alla sua tomba. Numerosi documenti ci tramandano la molta devozione che circondò per secoli le sue spoglie (nonostante le controversie sorte tra i Padri Domenicani di S. Pietro Martire con le suore terziarie del medesimo ordine), così come ne sono testimonianza gli ex-voto e l’immagine dipinta (grazie a Mons. De Guadenzi che, nel 1873, affidò al pittore Garberini di Vigevano di ricopiare fedelmente l’unico ritratto della Beata che ancora esisteva in Gambolò) che ancora si vede alla destra dell’altare sotto il quale riposa e che ci mostra Caterina con attorno al capo l’aureola e nelle mani un giglio ed un cuore, a significare la sua purezza e santità di cuore. A testimonianza della sua santità, nel 1568, durante l’esumazione delle sue spoglie, venne rinvenuta la sua mano destra ancora intatta. Posta in una teca, è ancora conservata sotto l’altare maggiore della Chiesa nella quale è sepolta.
Pietro Giovanni Battista Magenta
Pietro Giovanni Battista MAGENTA nato a Gambolò il 1° gennaio 1806 da famiglia benestante. Dopo aver compiuto i primi studi nel paese si laureò a Torino, diventando ben presto un membro della classe politica Rinascimentale all’epoca di Cavour, dove rivelò le doti di grande mediatore. Assunse incarichi di Governo in città e situazioni abbastanza delicate e “ calde “ come nella Regione della Savoia; a Cagliari, durante la guerra di Crimea, quando i giovani sardi si rifiutavano di partire per il fronte; nella Genova mazziniana e garibaldina durante la spedizione dei Mille. Proprio su quest’ultima rivelo’ pienamente le doti di oculatezza e di mediazione evitando che la spedizione prendesse un andamento repubblicano anziché monarchico. Si legge in alcuni documenti storici “ .......i ministri tutti furono, oggi in consiglio, assai soddisfatti del modo in cui Ella ha riparato agli inconvenienti dei volontari ....”. Nel 1861, gli fu assegnato a Bologna il Titolo dell’Ordine dei cittadini Nobili della città, ma purtroppo non potè iniziare la sua attività politica perché morì improvvisamente il 17 luglio 1862 . I gambolesi vollero onorare la memoria dell’illustre concittadino, sepolto a Bologna, intitolandogli la strada dove era nato e cresciuto.
Giuseppe Robecchi
Giuseppe ROBECCHI nato a Gambolò il 15 settembre 1805. Dopo aver compiuto gli studi liceali a Novara entrò in Seminario a Vigevano dove fu ordinato sacerdote nel 1828 e continuò l’insegnamento di teologia e sacra eloquenza. Fu nominato parroco di San Pietro Martire nel 1830 e si prodigò ben presto sia per il restauro della chiesa che per l’assistenza ai malati, in particolare durante l’epidemia di colera del 1835. Grande patriota e sostenitore dell’indipendenza italiana, fu l’anima del riscatto nazionale della Lomellina, proclamando parole “ forti “ di tradimento nei confronti del Papa. Questo atteggiamento lo costrinse ad allontanarsi dall’istituzione religiosa e lo avvicinò alla politica: venne infatti eletto al Parlamento di Torino, alla Camera e al Senato dove promosse numerose iniziative a favore dei più poveri. Molto critico nei confronti del ruolo politico della Chiesa, sperava, con l’unificazione italiana, in un suo ritorno alla dimensione spirituale . Negli ultimi anni di vita, ritornato a Gambolò, coprì la carica di primo Presidente dell’Amministrazione Provinciale di Pavia, di Economo dei bei ecclesiastici ed emissario in mansioni delicate per poi assumere il ruolo di consigliere dei fratelli Pietro, Sindaco del paese, e Giovanni, medico . Dopo la sua morte e nonostante la sua travagliata vita religiosa e politica, per tutti era rimasto “ il sacerdote “ libero da compromessi e da avidità di potere .
Giulio Robecchi
Nato a Gambolo’ il 29 novembre 1806 da una famiglia illustre e molto numerosa, completò gli studi liceali a Novara, si iscrisse all’Università di Torino dove si laureò nel 1820 in Medicina e Filosofia. Medico condotto a Stradella, fu accusato di essere un rivoluzionario ed esiliato prima in Svizzera e poi in Francia dove trascorse tutta la sua vita . Esercitò la professione medica con zelo e generosità tanto da acquistare, in brevissimo tempo, la stima della popolazione francese. Solo nel 1844, dopo vari tentativi, riuscì ad ottenere la “ grazia “ di rientrare in Italia , per soli due mesi. Ritornò poi a Parigi dove si spense il 24/01/1846 e sepolto nella tomba della famiglia Turner, conosciuta e frequentata durante gli anni del soggiorno parigino. L’effige della tomba è stata ripresa nel cimitero di Gambolo’ a testimonianza dei natali dati a questo illustre personaggio.
Cristoforo Raverta
Nato a Gambolò nel 1564 da una delle famiglie più antiche del paese con il nome di Alessandro, entrò a 19 anni nell’Ordine dei Minori Osservanti prendendo il nome di Cristoforo. Successivamente si avvicinò all’Ordine dei Riformati, molto più rigoroso nell’osservanza della Regola di San Francesco. Grazie alla sua umiltà riuscì a portare a termine brillantemente missioni ritenute impossibili. Si racconta che il frate, rientrato a Milano al termine delle sue missioni, fu colto da febbre altissima, tanto da far presagire l’imminente morte, febbre scomparsa misteriosamente. Lo stesso racconta che “ ......è comparsa qui una Signora vestita di bianchissime vesti, quale con la sola presenza mi ha risanato..... “. Trascorse gli anni della vecchiaia presso il Convento San Nazzaro a Novara prodigandosi a servire e curare chi gli chiedeva aiuto ed intercessione compiendo gesti miracolosi. Si spense a Milano il 3 maggio 1648, giorno della S. Croce, alla tre del pomeriggio, dopo aver ricevuto il Viatico dal Cardinal Monti. La notizia della sua morte si diffuse con la stessa rapidità con cui si erano diffuse le notizie dei miracoli tanto che una grandissima folla accorse ai suoi funerali cercando di procurarsi delle reliquie . La chiesa dove venne sepolto, soppressa da Napoleone, fu sconsacrata e venduta e, ad oggi, non ne è rimasta traccia, così come nulla ci permette di ricordare le sembianze del frate. Le uniche notizie sono contenute in un testo di Padre Bonaventura pubblicato a Piacenza nel 1699 e conservate nella biblioteca universitaria di Pavia .
Ugo da Gambolate
I da Gambolate, presenti a Gambolo’ dai primi decenni dell’anno 1000 fino a tutto il XIII secolo, furono tra le famiglie che contribuirono all’incastellamento del villaggio rurale e alla realizzazione della struttura a “ castrum “. La nuova struttura conferendo una sorta di sicurezza alla popolazione divenne un potente richiamo che aggrego’ la nuova Gambolo’ rendendola sempre più autonoma politicamente da Vigevano e da Pavia. Studioso di diritto fu chiamato alla corte di Lotario di Sassonia per redigere la “ Constitutio de feudis “, documento in cui si prevedeva la trasmissione ereditaria dei benefici sui beni pubblici e sulle proprietà della Chiesa . Successivamente insegnò nelle scuole giuridiche di Pavia diventando anche consigliere del nascente Comune. I gambolesi a ricordo di questo illustre concittadino gli dedicarono una via pubblica.
Giuseppe Bianchi
Nato a Gambolo’ il 7 agosto 1825, completò gli studi prima a Novara e poi a Torino laureandosi in ingegneria ed intraprendendo una brillantissima carriera militare. Notevoli, per l’importanza, furono le opere che intraprese per il proprio paese. Si prodigò per l’apertura dell’ospedale ora Casa di Riposo Carnevale, che, sotto la sua presidenza moltiplicò il numero dei posti disponibili . Promosse il rifacimento della facciata della Chiesa di S. Paolo in stile barocco e la sistemazione dell’omonima contrada . Come assessore e consigliere comunale, fu protagonista della costruzione del peso pubblico cittadino, della selciatura delle strade, dell’acquisto del Castello per destinarlo a sede delle scuole, all’acquisto della lapide a memoria di Vittorio Emanuele II, Garibaldi e Cavour, oggi conservata nel cortile del Castello . L’intervento più importante per l’economia lomellina fu, però, la riorganizzazione ed il riordino del Consorzio irriguo del Canale Cavour. Nominato Presidente suddivise il Consorzio in tredici zone omogenee con ciascuna un proprio Consiglio e un proprio Presiedente; si acquistarono dei canali privati, scavati nuovi fossi e realizzato il Catasto dei terreni. In brevissimo tempo il valore dei terreni di Gambolo’ passarono da 200 lire a 2500 lire! Sicuramente la figura del generale Bianchi fu una delle più importanti per la realtà gambolese del secolo scorso e, grazie alla sua operosità ed al suo impegno, portò Gambolo’ ad essere uno dei centri più all’avanguardia dell’intera lomellina.