Santa Maria
Documenti storici del Notaio vescovile Bartolomeo Francano rivelano che la Confraternita di Santa Maria fu fondata “nell’anno della sua Natività 1576 nel giorno di sabato il quinto giorno del mese di maggio, all’ora vespertina, nella Cancelleria del Palazzo Episcopale……..sono comparsi ………. che chiedono a nome di altri 70 confratelli sia loro concesso di erigere una confraternita nella Chiesa di Santa Maria ….“, ottenendo in forma solenne il consenso di riunirsi presso la proprietà della Chiesa, recitare il Divin Ufficio, accompagnare i defunti alla sepoltura, celebrare la S. Messa ed offrire ogni anno 1 libra di incenso al parroco di Sant’Eusebio. La Confraternita, infatti, nel XIV – XV sec. dipendeva dalla pieve di Sant’Eusebio, dove i confratelli si dirigevano per celebrare i riti pasquali e dove, in segno di sottomissione portavano i neonati al fonte battesimale. Compito dei confratelli era inoltre quello di abbellire la Chiesa e di contribuire in questo modo a diffondere il culto della Beata Vergine. LA CHIESA Fonti storiche rivelano che nel XIV sec. a Gambolo’ vi erano la Chiesa di San Pietro e san Gaudenzio, Sant’Eusebio, San Vittore alla Belcreda e Santa Maria che quasi certamente doveva essere la più ricca e attorno alla quale erano cresciute un bel numero di case, quasi un piccolo borgo esterno al muro del castello, ma abbastanza vicine da raggiungerlo in caso di pericolo.Una lettera pastorale di Monsignor Ippolito Rossi del 12/05/1565 permette di capire l’architettura della Chiesa. La chiesa con soffitto in travi e mattoni è a campata unica con due altari: l’altare maggiore, in fondo alla campata ornato con un quadro della Madonna e dei Santi, l’altro aveva come sfondo una parete affrescata. Vi era il campanile con una sola campana.Accanto alla Chiesa si trovava un cimitero dove si seppellivano i defunti della confraternita, con al centro un piccolo altare per la celebrazione della Messa. Intorno alla metà del 1600, l’aumento del numero dei confratelli, l’aggregazione all’Arciconfraternita della Concezione di Roma e le generose offerte dei benefattori convinsero i confratelli ad abbattere l’antica chiesetta (tracce sono ancora visibili nel muro del campanile e nell’antica sacrestia) e ad erigerne una nuova a navata unica con copertura a volte e un grande coro. A testimonianza dell’opera svolta vennero poste sulla sommità delle lesene esterne del coro sette formelle in terracotta con inciso la seguente dicitura : “ Qui dove già esisteva una cappella al culto della Beata Vergine Maria questo Oratorio fu demolito, restaurato ed ampliato nell’anno del Signore 1672 con le grandi elemosine di tutti i confratelli e con l’aito di altri benefattori “ Nella nuova chiesa oltre all’altare maggiore vi era l’altare dell’Annunciazione, della Beata Vergine Immacolata, della Madonna dei sette dolori, quella della Natività e quella di San Biagio. Vi era inoltre un coro ligneo, terminato nel 1767 come risulta evidente dall’incisione tuttora leggibile sulla porticina dello stallo del Priore “IM 1767 F“. Trascorso indenne il periodo delle soppressioni napoleoniche, la Confraternita di Santa Maria ottenne un nuovo riconoscimento reale nel 1723. Tale riconoscimento contribuì a rafforzare il ruolo della confraternita che, nel 1887, poteva contare 1119 iscritti. L’elevato numero di iscritti mise di nuovo i confratelli di fronte al bisogno di ingrandire la Chiesa e di renderla più decorosa. Il progetto, redatto dall’Ing. Giuseppe Nai, prevedeva l’abbattimento del portico antistante la Chiesa al fine di realizzare l’ingresso principale. I fondi per la realizzazione dell’opera furono stanziati per buona parte dagli abitanti del rione e per la rimanenza dalla vendita delle antiche colonne delle beole del pavimento e dall’affitto del forno. Ulteriori spese furono la l’acquisto di un organo Lingiardi, la selciatura della piazza esterna, la scalinata di ingresso , l’acquisto di un nuovo castello in legno delle campane, la riparazione dell’orologio sul campanile e l’acquisto di un nuovo stendardo attualmente utilizzato nella processione della Candelora , il 2 febbraio, Festa Religiosa della Confraternita , e al Corpus Domini. Lo stendardo in seta bianca, con ricami in oro, rappresenta su un lato la Presentazione di Gesù al tempio, e sull’altro la Vergine Immacolata su un volo di Angeli. L’opera dei Confratelli continuò anche negli anni successivi sopralzando il campanile con la cuspide in bronzo e i quattro orologi e continua tutt’oggi confermando l’antica promessa fatta nel 1576, nell’Atto di fondazione della Confraternita: “.... farla diventare più bella, aumentando il culto della Madonna ......“ per tenere vivi e tramandare i valori e le tradizioni più autentiche.
FESTE E RITI Tra le feste religione e non della Confraternita di Santa Maria ricordiamo : - la Candelora il 2 febbraio per invocare l’aiuto della Vergine nel momento del parto, seguita dal suggestivo incanto della Domenica successiva, in cui vengono messi all’asta i prodotti della terra o del lavoro delle donne , il cui ricavato viene utilizzato per la Chiesa; - la processione solenne del Venerdì Santo con il prezioso stendardo e con il crocione dell’agonia, a cui ci si rivolge nei momenti di dolore, portato dal “ più forte “ della Confraternita.
San Rocco
La Confraternita di San Rocco fu fondata come voto della Comunità dopo la terribile pestilenza del 1576. Anche per la Confraternita di san Rocco vi erano alcuni momenti particolari che ne caratterizzavano l’operato tra cui è da menzionare la celebrazione per l’ingresso alla vita confraternale, la festa del Patrono, il culto dei morti e le indulgenze plenarie. Compito di ciascun confratello era la preghiera quotidiana per l’esaltazione della Chiesa , per la conversione dei fedeli, la partecipazione alle funzioni e processioni, i suffragi per i confratelli defunti e, a Natale, all’Annunciazione, a Pasqua e a Pentecoste si potevano chiedere grazie particolari. Oltre alla preghiera, i confratelli, che seguivano la regola di San Carlo, avevano l’ obbligo di partecipare alle riunioni, l’accompagnamento del viatico degli infermi, l’aiuto a “dotare“ le fanciulle che per la loro povertà erano esposte ai pericoli, l’accoglienza dei pellegrini, l’insegnamento agli ignoranti oltre ovviamente l’obbedienza al Priore. Nella preghiera era particolarmente ricorrente l’invocazione alla Madonna dei Miracoli per ottenere la protezione contro le avversità atmosferiche. L’immagine della Madonna si trovava nella Chiesa per espressa volontà della Marchesa Paola Litta ed era meta di numerosi pellegrinaggi. Si racconta che la Madonna fece scaturire una fonte miracolosa che guarì molte malattie, ma a cui la Chiesa non diede seguito tanto da far sigillare la fonte, anche se questo culto non venne mai meno. I Confratelli si rivolgevano poi ai Santi, in particolare a san Rocco e San Sebastiano, San Fermo (protettore degli animali) e Santa Giuliana contro l’epilessia e le emicranie, infatti durante il giorno della Festa (16 febbraio) venivano benedette le bende con cui ci si avvolgeva il capo. A Santa Giuliana era dedicata una piccola chiesetta nel mezzo della campagna, non lontana dalla cascina Roverina, menzionata in documenti del 1332, che, a seguito delle precarie condizioni venne smantellata nel 1741, ma, già nel 1726 il simulacro di legno dorato della Santa era stato trasferito nella chiesa di San Rocco, presso l’altare di San Fermo. Vi era poi la festa dell’Esaltazione della croce (3 maggio) durante la quale la gente si ritrovava in Chiesa per invocare la protezione contro i pericoli del fuoco. Momento molto importante nella vita religiosa e sociale della comunità erano le processioni. La processione per eccellenza era quella del santo protettore. Sfilava nel rione preceduta dal Gonfalone (di damasco cremisi raffigurante da un lato l’immagine della Gloriosa Vergine Maria e dall’altro San Rocco) e chiusa dalla gran Croce e solo più tardi dalla statua del Santo con attorno i confratelli salmodianti. Si concludeva nell’oratorio con il bacio della reliquia. I confratelli partecipavano anche alle altre processioni tra cui quella del Santissimo la III Domenica del mese, il Corpus Domini, il 1 Gennaio (Santissimo Nome di Gesù), il giorno dell’Annunciazione (24/03), la festa della Madonna del Rosario (1° Domenica di ottobre), la festa di San Getulio e le Rogazioni di San Marco durante le quali i confratelli per tre giorni facevano stazioni verso le antiche Chiese di Santa Maria, San Pietro e Santa Giuliana per ottenere l’abbondanza delle messi e la protezione contro il maltempo e la grandine.
LA CHIESA
Le prime notizie della chiesa di San Rocco sono contenute nelle lettere pastorali di San Carlo Borromeo e di altri vescovi tra la fine del 1500 e i primi anni del 1600. La chiesa viene descritta come un salone a navata unica con l’altare principale visibile da ogni punto; l’altare di San Fermo e successivamente anche di Santa Giuliana; una sacrestia e quasi certamente doveva esserci un campanile piuttosto tozzo ad una campana scomparso durante il periodo napoleonico. Dopo la metà del 1600 si iniziarono i lavori per l’ampliamento e la sistemazione della Chiesa , con la costruzione di un nuovo coro , nel quale i confratelli alla Domenica recitavano l’Ufficio della Madonna. Si legge inoltre che all’interno della Chiesa, di fronte all’altare di san Fermo si trovava un nuovo altare dedicato alla Beata Vergine dei Miracoli, particolarmente caro ai Gambolesi, voluto della Marchesa Paola Litta. Con il periodo napoleonico e la soppressione della Confraternita, anche la Chiesa fu chiusa definitivamente con decreto del 26/05/1807 e messa all’asta il 17/09/1808 per lire 2.524 e 90 centesimi. L’acquirente fu Giuseppe Galimberti che cedette il bene ad Antonio Robecchi , amministratore di casa Litta. I confratelli, privati della loro sede, trovarono ospitalità nella Chiesa Parrocchiale di San Gaudenzio dove portarono i loro suppellettili e gli oggetti sacri, tra cui la lapide della chiesa e l’immagine della Madonna, acquistando il nome di Confraternita del Santissimo Sacramento. Nel 1821 i confratelli di San Rocco riuscirono ad acquistare la Chiesa di Santa Chiara ed ottenere l’autorizzazione per trasportarvi l’altare, ma solo nel 1824 ottennero il decreto reale di riconoscimento sotto il titolo di San Rocco. L’unica "pecca" era la presenza di un campanile pericoloso e muto. Sul finire del 1838, una volta terminati i lavori di sistemazione della Chiesa, si procedette all’acquisto di tre nuove campane. Ad ognuna si attribuì un significato particolare: la prima, dedicata alla Madonna, invitava i fedeli a cantare il Signore; la seconda, dedicata a San Rocco; la terza dedicata a Santa Giuliana. La vita della Chiesa e della Confraternita riprese più viva che mai. Si sostennero nuove spese per l’acquisto di un nuovo quadro dei santi protettori (San Rocco, San Sebastiano e la Vergine) commissionato a Biagio Caverai; dell’organo e per i restauri dell’altare della Madonna dei Miracoli che fu coronata da due affreschi del Garberai. Nel 1952, il pittore Mazzocchi sistemò la facciata conferendo centralità ed importanza all’affresco di San Rocco che assiste gli ammalati di peste situato sopra il portone di ingresso della Chiesa.
San Paolo
Stabilire l’anno preciso di fondazione della Confratenita di San Paolo non è possibile. Da fonti storiche si rileva che nel 1532 esisteva già a Gambolo’ la Chiesa di San Paolo e la sua Confraternita che rendeva conto ora al Vescovo di Vigevano ora a quello di Pavia . Nella metà del 1500 la Chiesa, ampia e comoda, aveva tre navate e volte romaniche. Possedeva, inoltre, una piccola casa legnaia e una stanza sopra la porta principale dove i confratelli o disciplini si riunivano per cantare gli Uffizi e per disciplinarsi. A seguito della soppressione delle Confraternite e fino al 1823/24, la Confraternita di San Paolo divenne sussidiaria della Chiesa di San Gaudenzio, quando, sconfitto Napoleone, i confratelli fecero esplicita richiesta al re di ritornare in possesso della loro Chiesa e continuare la loro opera. Regole principali della Confraternita erano L’Ufficio della Santa Croce e dei sette Salmi, l’Ufficio della Madonna nelle singole feste e la pratica della disciplina effettuata la quarta Domenica di ogni mese con una piccola sferza costituita da cordelle in ferro in memoria della flagellazione di Cristo. E’ interessante , vedere più in dettaglio le Regole della Confraternita e il rito dell’ammissione L’ammissione alla Confraternita era possibile per chiunque avesse più di dodici anni. La regola prevedeva una “diligente inquisizione“ e la preghiera dei confratelli affinché fossero illuminati nella decisione di accogliere la richiesta. Dopo il consenso il “Novizio“ veniva affidato al Maestro dei Novizi per sei mesi per verificarne il comportamento diventando “Confrastro“ Solo a questo punto, con il voto favorevole dei 2/3 dei confratelli, si veniva accolti. L’accoglienza costituiva una vera e propria cerimonia solenne. Il Novizio assisteva alla Messa inginocchiato nel mezzo e, dopo essersi comunicato riceve l’abito dal Confessore e l’abbraccio dei confratelli, ma non assumeva ancora nessun diritto fino allo scadere dell’anno. Obbligo di ciascun confratello era il rispetto della “ REGOLA “. Entrando in Chiesa ci si segnava con l’acqua santa poi, inginocchiati davanti all’altare si recitava il Pater Ave, ci si inchinava al Priore e si prendeva posto nel coro. Ciascun confratello doveva almeno comunicarsi a Pasqua, Pentecoste, Assunta, Ognissanti, Natale e Festa del Patrono e presenziare ad altre funzioni quali : le processioni, in particolare quella del Cristo Morto, gli esercizi spirituali e la lavanda dei piedi il Giovedì santo secondo un cerimoniale ben preciso. Altre pratiche erano il digiuno, l’elemosina e soprattutto la disciplina con la sferza per l’espiazione dei propri peccati e di quelli del Popolo. L’osservanza e il rispetto della Regola veniva tutelato dal Priore che rimaneva in carica un anno ed era coadiuvato nel suo operato dal Maestro dei Novizi. Vi erano poi un Tesoriere per l’amministrazione dei beni, dodici Consiglieri ed ufficiali, il Sacrestano per l’apertura della Chiesa e due Infermieri che visitavano gli infermi e si occupavano dei loro bisogni. Nel 1987 viene concesso un nuovo Statuto che sostituisce il 1^ regolamento della Confraternita.
LA CHIESA
La Chiesa di San Paolo è collocata lungo la cerchia delle mura, al primo ingresso da Vigevano. Preceduta da un ampio piazzale, sul quale si affacciava l’ormai scomparsa Chiesa di San Vincenzo, originariamente era priva di campanile. Nelle lettere delle visite pastorali di San Carlo Borromeo la Chiesa viene descritta come un salone a tre navate con copertura a volte romaniche. Abbattuta e rifatta verso la fine del XVI sec. per adattarla alle mutate esigenze della Confraternita, che contava nel 1683 circa 215 iscritti, viene resa più bella con la creazione dell’altare della Natività e di San Giuseppe. La successiva aggregazione all’Arciconfraternita del Gonfalone di Roma, oltre che motivo di vanto, contribuì ad aumentare il numero degli iscritti rendendo di nuovo la Chiesa troppo piccola . Un nuovo ampliamento fu realizzato intorno al 1743 per opera del Marchese Pompeo Litta come risulta dall’incisione sull’altare del presepe e dalle pile dell’acqua santa dove è riportata la data 1728. Nel 1780 la Chiesa, costituita da un altare e da due cappelle laterali con decorazioni tipicamente barocche è definitivamente completata anche per la porzione relativa al coro. Se l’interno della Chiesa, nel corso degli anni, divenne un vanto per i confratelli, la facciata esterna si presentava abbastanza scarna e disadorna. Nel 1881 su progetto del Generale Bianchi venne dato inizio ai lavori per la costruzione della facciata barocca in cui si inserisce armoniosamente sopra il portone di ingresso, un dipinto del pittore Battista Garberini raffigurante San Paolo sulla Via di Damasco.
FESTE E RITI Tra le feste religione e non della Confraternita di San Paolo ricordiamo : - il 29 giugno , festa dei santi Pietro e Paolo;